La leggenda di fondazione
L'antica leggenda di fondazione di Medicina unisce poeticamente due elementi storici tra essi lontani, ma significativi: il Barbarossa in questo luogo guarisce grazie ad una serpe caduta nel brodo imperiale e chiama Medicina la terra che lo ha risanato investendola di particolari privilegi ed ampliandone il territorio comunale.
Il mito di fondazione ci viene tramandato da una quartina di versi cinquecenteschi:
"Mira tu viator historia bella,
qui per un serpe ebbe pietosa aita
Federico Barbarossa ond'ebbe vita
per cui qui Medicina ognun l'appella"
Anche sotto la sovranità della Chiesa, Medicina è confermata negli antichi privilegi ed è sottratta ripetutamente al completo assoggettamento nel contado di Bologna.
Gli abitanti di Medicina, tra l'altro, godono da tempi remoti (che si fanno risalire agli Arcivescovi di Ravenna e a Matilde di Canossa) il possesso collettivo di vaste estensioni di territorio vallivo e prativo che, gestite dalla Comunità, vengono assegnate agli abitanti maschi del Comune: sono i terreni consorziati e della Partecipanza, che ora restano nella frazione medicinese di Villa Fontana.
Magnifica Comunità
E' dal 1507 che la terra di Medicina trova una sua stabile definizione politica e amministrativa. Papa Giulio II, infatti, con breve del 15 gennaio 1507 riconferma la libertà e le esenzioni alla Comunità ed istituisce il mercato settimanale del giovedì all'interno delle mura: mercato che ininterrottamente prosegue anche oggi. La Comunità, che fino al sec. XVI era retta da un Consiglio di "uomini scelti tra i maggiorenti con a capo un Massaro", dal sec.XVII vede il suo rappresentante insignito del titolo di Console e lo stesso governo civico assume l'onorifico appellativo di "Magnifica Comunità". Gli "uomini del pubblico Consiglio" cingono lo "spadino", segno di nobiltà civica e si fregiano di stemma. Anche l'arma comunale (croce d'oro in campo rosso, sormontata dal Capo d'Angiò) si arricchisce della scritta "Libertas" e delle due chiavi pontificie.
I secoli XVII e XVIII vedono Medicina nel suo massimo sviluppo sociale, economico e culturale. Vi prosperano industrie, commercio, edilizia, arte e cultura. La Comunità erige il Teatro pubblico, sorgono diverse Accademie letterarie e musicali e soprattutto si rinnova nel ricco e magniloquente stile sei-settecentesco, l'architettura sacra e privata. Risale a questo splendido periodo l'aspetto scenografico barocco delle chiese con tiburi, campanile e facciate a fondale delle vie del castello e dei borghi esterni in continuo aumento.
Nel 1746 Papa Benedetto XIV, nell'ambito del suo programma di riorganizzazione del governo dello Stato, nell'intento di favorire Bologna, assoggetta a tutti gli effetti civili e fiscali la Comunità di Medicina al Senato bolognese. Varie furono le resistenze e le iniziative di tutta la terra di Medicina per ripristinare le antiche prerogative che l'avevano resa libera e florida.
Nel periodo francese, repubblicano e napoleonico al Municipio di Medicina vengono aggregati il Comune di Castel Guelfo e il territorio di Sesto Imolese, che ritorneranno alle precedenti forme soltanto dopo la Restaurazione, anche se nel frattempo a Medicina verrà istituita la sede di un Governatorato.
Sono numerosi i medicinesi che si distinguono nelle lotte per l'Unità d'Italia: si citano in particolare i componenti della famiglia Simoni. Tra questi Ignazio, che fu uno dei Mille con Garibaldi a Marsala. Lungo l'ultimo quarto dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento, l'intero territorio fu teatro di forti manifestazioni sindacali da parte di operai, contadini, braccianti e mondariso (impiegate nelle varie risaie a valle del capoluogo).
Il forte senso di libertà e di autonomia ha favorito in quegli anni il formarsi di numerose cooperative artigiane e agricole, associazioni di solidarietà e organizzazioni sindacali che ripresero nuova energia dopo il ventennio fascista.