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Notizie storiche
Storia
Medicina è un comune
di 13.400 abitanti appartenente alla provincia di Bologna, situato ad
est del territorio bolognese presso i confini con la Romagna e il ferrarese,
sulla strada statale San Vitale che collega Bologna con Ravenna (l'antica
Via Salaria). Deriva il suo nome dal sostantivo latino medicina "luogo
ove si medica, ci si cura".
L'origine preromana degli insediamenti nel territorio è attestata
da rinvenimenti archeologici, mentre la centralità di Medicina
in un agro romano centuriato è attestata sia dalle maglie di centuriazione
ancora visibili (il cardo e il decumano si incrociano in pieno centro
storico presso la Torre civica), sia dai diversi reperti archeologici
raccolti.
Il nome Medicina compare per la prima volta in un documento ravennate
del 885 e il territorio ad est del capoluogo è denominato Medesano.
Gravitante nella sfera politica dell'Esarcato di Ravenna, ma appartenente
ecclesiasticamente alla Diocesi di Bologna, Medicina è soggetta
successivamente a diversi domini; dapprima l'Impero germanico, quindi
il patrimonio di Matilde di Canossa (di cui il castello medicinese è
una importante enclave), poi ancora all'Impero, sotto la cui tutela gode
di particolari autonomie amministrative in funzione antiespansionistica
nei riguardi di Bologna, per essere infine soggetta allo Stato della Chiesa
fino all'Unità d'Italia.
In epoca comunale è sede di Podesteria e di un esteso territorio
Pievano e, per le sue prerogative di privilegio amministrativo, nonché
per la sua posizione strategica dovuta ai collegamenti con il Ravennate
ed il Ferrarese (tra i quali i porti vallivi di Buda e poi di Portonovo),
si trova spesso oggetto di conquista da parte di Bologna, ma sempre il
suo status viene ristabilito dai poteri centrali e più volte i
bolognesi ne sono obbligati a ricostruire o restaurare mura e torri.
Sono presenti e fanno base nel castello di Medicina, a più riprese,
Lotario III, Cristiano di Magonza, Enrico VI e Federico II. E' tuttavia
con Federico I, il Barbarossa, che Medicina viene, con diploma imperiale
del 1155, riconfermata come Comune libero e autonomo, ai fini fiscali,
dalle ingerenze di Bologna e ne viene definito il vasto confine territoriale.
La leggenda di fondazione:
L'antica leggenda di fondazione di Medicina unisce poeticamente due elementi
storici tra essi lontani, ma significativi: il Barbarossa in questo luogo
guarisce grazie ad una serpe caduta nel brodo imperiale e chiama Medicina
la terra che lo ha risanato investendola di particolari privilegi ed ampliandone
il territorio comunale.
Il mito di fondazione ci viene tramandato da una quartina di versi cinquecenteschi:
"Mira tu viator historia bella,
qui per un serpe ebbe pietosa aita
Federico Barbarossa ond'ebbe vita
per cui qui Medicina ognun l'appella"
Anche sotto la sovranità della Chiesa, Medicina è confermata
negli antichi privilegi ed è sottratta ripetutamente al completo
assoggettamento nel contado di Bologna.
Gli abitanti di Medicina, tra l'altro, godono da tempi remoti (che si
fanno risalire agli Arcivescovi di Ravenna e a Matilde di Canossa) il
possesso collettivo di vaste estensioni di territorio vallivo e prativo
che, gestite dalla Comunità, vengono assegnate agli abitanti maschi
del Comune: sono i terreni consorziati e della Partecipanza, che ora restano
nella frazione medicinese di Villa Fontana.
Magnifica Comunità
E' dal 1507 che la terra di Medicina trova una sua stabile definizione
politica e amministrativa. Papa Giulio II, infatti, con breve del 15 gennaio
1507 riconferma la libertà e le esenzioni alla Comunità
ed istituisce il mercato settimanale del giovedì all'interno delle
mura: mercato che ininterrottamente prosegue anche oggi. La Comunità,
che fino al sec. XVI era retta da un Consiglio di "uomini scelti
tra i maggiorenti con a capo un Massaro", dal sec.XVII vede il suo
rappresentante insignito del titolo di Console e lo stesso governo civico
assume l'onorifico appellativo di "Magnifica Comunità".
Gli "uomini del pubblico Consiglio" cingono lo "spadino",
segno di nobiltà civica e si fregiano di stemma. Anche l'arma comunale
(croce d'oro in campo rosso, sormontata dal Capo d'Angiò) si arricchisce
della scritta "Libertas" e delle due chiavi pontificie.
I secoli XVII e XVIII vedono Medicina nel suo massimo sviluppo sociale,
economico e culturale. Vi prosperano industrie, commercio, edilizia, arte
e cultura. La Comunità erige il Teatro pubblico, sorgono diverse
Accademie letterarie e musicali e soprattutto si rinnova nel ricco e magniloquente
stile sei-settecentesco, l'architettura sacra e privata. Risale a questo
splendido periodo l'aspetto scenografico barocco delle chiese con tiburi,
campanile e facciate a fondale delle vie del castello e dei borghi esterni
in continuo aumento.
Nel 1746 Papa Benedetto XIV, nell'ambito del suo programma di riorganizzazione
del governo dello Stato, nell'intento di favorire Bologna, assoggetta
a tutti gli effetti civili e fiscali la Comunità di Medicina al
Senato bolognese. Varie furono le resistenze e le iniziative di tutta
la terra di Medicina per ripristinare le antiche prerogative che l'avevano
resa libera e florida.
Nel periodo francese, repubblicano e napoleonico al Municipio di Medicina
vengono aggregati il Comune di Castel Guelfo e il territorio di Sesto
Imolese, che ritorneranno alle precedenti forme soltanto dopo la Restaurazione,
anche se nel frattempo a Medicina verrà istituita la sede di un
Governatorato.
Sono numerosi i medicinesi che si distinguono nelle lotte per l'Unità
d'Italia: si citano in particolare i componenti della famiglia Simoni.
Tra questi Ignazio, che fu uno dei Mille con Garibaldi a Marsala. Lungo
l'ultimo quarto dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento, l'intero
territorio fu teatro di forti manifestazioni sindacali da parte di operai,
contadini, braccianti e mondariso (impiegate nelle varie risaie a valle
del capoluogo).
Il forte senso di libertà e di autonomia ha favorito in quegli
anni il formarsi di numerose cooperative artigiane e agricole, associazioni
di solidarietà e organizzazioni sindacali che ripresero nuova energia
dopo il ventennio fascista.
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